Romagna mia

di Martina Liverani
Non di soli ristoranti brilla l'Emilia Romagna, ma anche delle opere di grandi ceramisti come la Bottega Vignoli (in foto), spiega Martina Liverani, direttore di Dispensa Magazine e autrice del nostro itinerario goloso in Romagna

Non di soli ristoranti brilla l'Emilia Romagna, ma anche delle opere di grandi ceramisti come la Bottega Vignoli (in foto), spiega Martina Liverani, direttore di Dispensa Magazine e autrice del nostro itinerario goloso in Romagna

Che la Romagna non sia solo una zona geografica ma piuttosto una regione sentimentale, un luogo dell’anima, un moto di orgoglio popolare, un’invenzione dei suoi abitanti, si è già parlato più volte. Per questa guida, la Romagna diventa eccezionalmente una città, la capitale di se stessa. Del resto, percorrerla in lungo e in largo (sulla Via Emilia, o sulla strada Adriatica che costeggia il mare, o lungo le statali che salgono le valli dell’entroterra) è un tragitto di una manciata di ore. Un po’ come prendere la metropolitana nell’ora di punta per attraversare una grande città, ma molto meglio.

Senza disquisire sui bordi, che qua ogni cosa è una lotta (dal ripieno originale del cappelletto romagnolo, che anarchicamente non esiste e ognuno fa legge per sé, alla ricetta della piadina che di paese in paese si alza, si abbassa, si stende e meriterebbe uno studio orografico), mi limiterò a puntellare sulla cartina dei nuovi confini rappresentati da luoghi dove si mangia, si beve, si sta bene. Quella Romagna in fiore che prima era cantata da Secondo Casadei (guardatevi la miniserie “Vai col liscio” su Sky Arte) e oggi è un hashtag su Instagram. Che non ha niente di nostalgico ma è espressione contemporanea di una terra che non passa mai di moda.

Comincerei da Imola, perché è lì che è immaginariamente ubicata la porta della città Romagna. Inossidabile, antica, familiare: la porta in questo caso è quella del Ristorante San Domenico, luogo dei primati (ha due stelle Michelin da oltre 40 anni) che rispetto ai vecchi fasti della città (quando a essere più famoso era il circuito dove si correva in Gran Premio di San Marino) resta intatto come a dire: cibo vincit omnia.

La tavolata del Postrivoro di Faenza

La tavolata del Postrivoro di Faenza

Scendiamo a Faenza e, dato che qui sono di casa, spenderò qualche parola in più. Ho già parlato dello “strano caso” di Faenza che convoglia tutta una serie di progetti gastronomici originali e di successo, come la pizzeria ‘O Fiore Mio, Postrivoro, il ristorante di Fabrizio Mantovani FM Con Gusto, la trattoria Manueli, il celeberrimo (almeno per noialtri romagnoli) bar/ristorante/club Clandestino-Arbusto, questa volta citerò anche l’aspetto ceramico perché il gourmet attento non si emoziona solo davanti a ciò che mangia ma è anche a ciò che contiene il suo cibo. Per questo motivo è bello farsi un giro nelle botteghe ceramiche degli artigiani che producono piatti, ciotole, brocche, tazzine e quant’altro. E che spesso (anche se non viene fatto molto clamore in proposito) sono nei ristoranti più importanti del mondo. La Bottega Vignoli, per esempio, o anche la Bottega Gatti, Fiorenza Pancino o Elvira Keller e molti altri. Per farsi un’idea di cosa sia la ceramica artistica, merita una visita il MIC, il Museo Internazionale della Ceramica.

Ma torniamo al cibo in senso stretto. Potendo contare su mare, pianura e collina, anche questa mia piccola guida spazierà con consigli a diverse latitudini da interpretare a seconda della stagione o dei gusti. La collina in autunno, per esempio, è magnifica. Fatevi un giro a Brisighella quando è pronto l’olio nuovo e quando, a partire da novembre, ogni domenica c’è una sagra diversa: maiale, tartufo, pera volpina, eccetera, eccetera. Oppure a Bertinoro, dove si fa merenda alla Ca’ de Be’ con piadina, affettati e formaggi innaffiati da Sangiovese o Albana. Spingetevi fino a Bagno di Romagna per un weekend di relax e terme e per cenare al ristorante daGorini dove lo chef Gianluca vi farà fare un giro “da seduti” nei sapori di questo spicchio di terra romagnola che si insinua nelle Foreste Casentinesi. Già che siete in zona visitate il Monastero di Camaldoli e fate scorta dei prodotti officinali fatti dai monaci.

Torniamo in collina ma d’estate, nell’entroterra cesenate, il martedì e il giovedì sera si cena in un campo di ulivi a Scamporella o, sempre in collina, si guardano film degustando vini nelle cantine aderenti al progetto Cinemadivino. Se Faenza è la città delle ceramiche, sapete bene che Ravenna è quella dei mosaici e Forlì ultimamente ci stupisce con una programmazione di mostre eccezionali negli spazi dei Musei San Domenico. Tra una mostra e l’altra, andate all’osteria Le Ombre.

The Noble Experiment, speakeasy bar a Santarcangelo di Romagna (foto facebook)

The Noble Experiment, speakeasy bar a Santarcangelo di Romagna (foto facebook)

Discorso a parte merita Santarcangelo di Romagna: qua si respira poesia. Quella di Tonino Guerra o Raffaello Baldini ma anche dei giovani poeti dialettali come Annalisa Teodorani. Se capitate d’estate, non perdetevi il Festival Santarcangelo Teatri, e in ogni caso fermatevi alla Sangiovesa: tradizionale ma sempre lodevole esempio di osteria romagnola. C’è anche uno speakeasy a Santarcangelo, The Noble Experiment, dove fanno ottimi cocktail e usano i vermouth dell’alchimista romagnolo Baldo Baldinini.

Poesia, dicevamo. Una volta, chiacchierando con l’attore Ivano Marescotti, che è di Bagnacavallo (e se ci passate per l’ora dell’aperitivo fermatevi in piazza Nuova, oppure, ma questa è una dritta solo per gli amanti delle trattorie nascoste dietro i bar dove mangiare passatelli in brodo e coniglio arrosto fatti come si deve, andate: da Burniti, in via Fiume 23) mi disse che il dialetto “E’ la lingua che ci viene dal profondo, non è ragionata. Il pensiero è veloce, le parole per esprimerlo sono più lente. Ed è proprio tra il concepimento del pensiero, e prima della traduzione dello stesso in parola scritta, che si insinua il dialetto. In questo spazio/tempo infinitesimale tra moto di istinto e ragione, tra impeto e riflessione…”

Noi romagnoli di impeto ce ne intendiamo parecchio. Ci viene riconosciuta la capacità di saperci divertire, ma anche la grande laboriosità. Quella che ci ha permesso di trasformare la Riviera in un luogo unico al mondo, dove l’accoglienza e le proposte di intrattenimento non hanno rivali.

In attesa di potervi segnalare l’esistenza di una balera dove imparare tutti quanti a ballare il liscio come una volta, vi porto a Rimini. E se Santarcangelo è il “quartiere” della poesia, in quella grande città che è la Romagna, Rimini è il quartiere del cinema. Piazzale Fellini e il Grand Hotel, la festa Almeni che si tiene in giugno dedicata a chef e prodotti eccellenti dell’intera regione vi faranno respirare atmosfere da Amarcord.

Gianluca e Gian Paolo Raschi, ristorante Guido a Rimini (foto facebook)

Gianluca e Gian Paolo Raschi, ristorante Guido a Rimini (foto facebook)

A Rimini ci sono posti e cibi di cui non si può fare a meno: il pesce di Guido, la cucina creativa di Abocar, la piadina della Casina del Bosco, e dalla Lella. Non lasciate la zona senza essere saliti a Sanpatrignano da Spaccio per una pizza o per acquistare gli ottimi prodotti del negozio.

Salendo la riviera, fermatevi a Cesenatico al Marè, per mangiare (pranzo, aperitivo, cena, quel che vi pare) con i piedi nella sabbia. Poi arrivate a Milano Marittima per lo spettacolare fritto di pesce dei Bartolini all’Osteria del Granfritto, dopo aver preso un aperitivo nel canalino di Cervia (ci sono una sfilza di locali uno attaccato all’altro, non ne ho uno preferito, di solito mi siedo dove trovo posto). Ancora più a Nord cominciano i lidi ravennati (Marina Romea e il Boca Barranca per le feste in spiaggia, l’Hanabi a Marina di Ravenna per la musica dal vivo, Casalborsetti e il Baretto per un aperitivo e una piadazza: incrocio perfetto tra piadina e pizza). Volendo si può proseguire e arrivare al Delta del Po’. Ma questa zona meravigliosa e incontaminata merita una guida tutta per sé.

Mi fermo qui, consapevole di avervi dato solo una visione parziale di quello che rappresenta la Romagna. O meglio, la “mia” Romagna: perché il bello di questa città immaginaria è che è di tutti, non solo di chi ci vive, ma anche di chi ci passa, ci fa le vacanze, un weekend, di chi ci è stato almeno una volta e di chi si è promesso di tornarci più spesso.

Martina Liverani
Martina Liverani

Fondatrice e direttore responsabile di Dispensa Magazine, ha pubblicato "10 Ottimi motivi per non cominciare una dieta" (Laurana) e il romanzo "Manuale di Cucina Sentimentale" (Baldini&Castoldi)