Tutti i sapori di Barcellona in 22 indirizzi

di Angela Barusi
I ragazzi del Bar Pinotxo, al Mercato della Boquería di Barcellona. Una sosta imperdibile al mattino, ci racconta Angela Barusi, italiana innamorata della metropoli catalana

I ragazzi del Bar Pinotxo, al Mercato della Boquería di Barcellona. Una sosta imperdibile al mattino, ci racconta Angela Barusi, italiana innamorata della metropoli catalana

Parecchi anni or sono, a una cena di imprenditori italiani, quelli che ancora oggi chiamo affettuosamente i “grandi vecchi”, dirigenti di aziende che hanno fortemente investito e contribuito alla crescita economica del paese, riflettevo a voce alta se non fosse arrivato il momento di cambiare città, di esplorare nuovi orizzonti. Di colpo avevo tutti gli occhi puntati addosso e con un dolcissimo sorriso sulle labbre mi risposero all’unisono: "Cara bambina, tu hai fatto l’errore di cominciare il giro alla rovescia. A Barcellona si viene a fine carriera non all’inizio, perchè se cominci da qui, non riesci più ad andare via". E così è stato.

Non possiede la struggente bellezza di Parigi o l’innarrestabile dinamismo di Londra. Barcellona è una gitana che ti strega con i suoi incantesimi quotidiani, il sole che splende, i mille colori e i mille sapori portati da ogni angolo del mondo. Una città che vive a ritmo di rumba e che non si lascia mai amare fino in fondo. E tra le tante parole mai dette, mi tiene in suo potere.

Le Olimpiadi del 1992 l’hanno presentata al mondo come città moderna ed efficente, preparata per accogliere l’escalation di vibrante energia che ha investito tutti i settori. E sicuramente ha trovato terreno fertile in me, che ho avuto il privilegio di vivere in prima persona l’accendersi della scintilla della rivoluzione gastronomica che ha cambiato la storia della cucina.

Il grido di libertà totale per creare che da qui ha investito le tavole di tutto il mondo, oggi più moderato, più riflessivo, non è venuto meno e ha regalato a questa città il suo ricco parterre di alta cucina. Disfrutar, Lasarte, Alkimia, Gresca, Céleri, Hisop sono solo alcuni dei ristoranti che hanno un posto speciale nel mio cuore e nei quali ogni visita lascia un’indelebile emozione.

Disfrutar, cucina d'autore in rampa di lancio

Disfrutar, cucina d'autore in rampa di lancio

Ma c’è anche l’altra Barcellona, quella che cerca di convivere con una sempre più spudorata offerta culinaria votata al turismo di massa, e che celebra l’originalità dello spirito catalano, la sua anima popolare, commerciante, profondamente artigiana. Allora si esce alla ricerca di quei luoghi che hanno saputo resistere con dignità alla frenesia dell’innovazione a tutti i costi.

Buon esempio di questo sono i mercati storici, almeno uno in ogni quartiere, che mantengono vive la stagionalità, le produzioni tipiche, le tradizioni. Ogni mattina, il paniere catalano intero si riversa in città e si prepara a perpetuare la sua storia.

Un’esperienza sempre bellissima è scendere le Ramblas all’alba quando sono ancora in calma e si può respirare l’aria del mare, le saracinesche sono chiuse e intorno al Mercato della Boquería c’è solo il brulichio delle consegne e degli operatori che cominciano a preparare le belle esposizioni di frutta e verdura. Lì, il Bar Pinotxo apre da sempre alle 6 del mattino perchè i lavoratori del mercato possano prendere il caffè. Non è difficile fare amicizia con Juanito Bayén, il proprietario, e con gli avventori abituali che ti raccontano mille storie mentre assapori un tradizionale desayuno de tenedor (colazione con la forchetta) a base di polipetti con i fagioli o trippa con i ceci. Piatti forti e contundenti per affrontare la lunga giornata.

La seconda tazzina della giornata si prende nel negozio Cafés El Magnífico, vicino a Santa María del Mar. Il propietario, Salvador Sans, è il guru indiscusso e carismatico del caffé; qui si possono comprare alcuni dei migliori grani del mondo, con torrefazione alla vista e miscele eccezionali. Nella zona di degustazione, tutte le declinazioni possibili, inclusa l’infusione a freddo.

Il pane si compra da Baluard, dove Anna Bellsolà, giovane fornaia di quarta generazione, fa funzionare senza sosta un mastodontico forno giratorio che ogni settimana brucia una tonnellata di legna di rovere, faggio e quercia e che sprigiona un’irresistibile profumo per le stradine della Barceloneta, il vecchio quartiere dei pescatori. A pochi metri si trova La Cova fumada. I fratelli Solé, nipoti della fondatrice, sono l’anima di questo locale che aprì le porte nel 1945 come taverna per poi convertirsi in uno dei migliori bar di tapas della città. Qui, 60 anni fa, nacque la bomba de la Barceloneta, una rotonda e piccante crocchetta di patate ripiena di carne, divenuta un must.

Baluard, il forno di Anna Bellsolà

Baluard, il forno di Anna Bellsolà

Come nel resto della Spagna, anche a Barcellona le tapas sono una cosa seria e, come ogni cosa seria, hanno le loro regole. Il tapeo si realizza in gruppo, è un’attivitá itinerante e sedersi non solo è opzionale ma, nella maggior parte dei casi, impossibile!  Le possibilità sono infinite. Quimet i Quimet è un classico del quartiere Poblesec che da 4 generazioni dispensa vini, tapas e felicità in parti uguali. La dimensione minuscola del locale è inversamente proporzionale alla qualità gastronomica delle crocchette, del baccalà e della gran varietà di montaditos.

Il Tapas 24 è stato tra i primi a modernizzare le tapas sotto la direzione dello chef Carles Abellán. Lo scorrere del tempo non ha scalfito lo spirito canaglia dei suoi toast al tartufo, le uova al gusto ed i piattini del giorno preparati con il meglio che offre il mercato. Il Bar Celta è tappa obbligatoria per il pulpo a feira, cotto secondo il metodo tradizionale gallego e servito con una bella spolverata di paprika dolce e patate bollite. Arcifamoso per le sue patatas bravas è il Bar Tomàs. Le patate sono perfettamente dorate, con crosticina croccante e bagnate da due salse: un delicato allioli e una piccante salsa rossa, di segretissima ricetta.

E se le tapas sono cosa seria, non meno lo deve essere il vermut che le accompagna. Senyor Vermut è un feudo per gli appassionati. Jordi Miralles ha scelto ben 40 varietà diverse della magica bevanda che dispensa nel suo bel locale di estetica retró.

Barcellona è anche città di grande tradizione letteraria. Entrare in Casa Leopoldo è come fare un salto negli anni Trenta, con gli azulejos brillanti e i poster delle corride alle pareti. Si respira la presenza di Manuel Vazquez Montalbán ed il commissario Pepe Carvalho in ogni angolo. È cambiata la proprietà, sono cambiati i cuochi ma si mangia ancora il miglior rabo de toro oltre ad una tortilla spettacolare.

Casa Leopoldo, un tuffo nel passato

Casa Leopoldo, un tuffo nel passato

Per ricordare i sapori di una volta, semplici e ben cucinati, la meta è il veterano L’Havana uno dei pochi ristoranti che conservano intatte squisitezze del ricettario catalano come i calamari ripieni o il bacallá a la llauna. Gli anni lo hanno dotato di una grande saggezza e savoir faire.

Può risultare strano a chi questa città la frequenta saltuariamente, ma spesso a me succede di dimenticare che a pochi passi dal centro c’è il mare. In questi casi scelgo Agua, sul Paseo Marítimo. La possibilità, anche in pieno inverno, di mangiare un buon arroz con i piedi in spiaggia non ha prezzo! Ma se è di arroz con maiuscola che stiamo parlando, allora l’indirizzo è 7 Portes che da 175 anni offre una superlativa paella.

La merenda si fa alla Granja Viader, antica latteria aperta nel 1870, un posto affascinante per degustare una buona cioccolata in tazza con melindros e panna fresca o dolci al cucchiaio acompagnati da un bicchiere di orzata fatta in casa. Tappa obbligatoria per scoprire il lato più dolce di Barcellona è Escribá. Cristian Escribá ha trasformato il primo piano della storica pasticceria della Gran Vía in un museo dove poter ammirare le più spettacolari crezioni di questo eclettico e visionario professionista. Incantevole e prezioso è Caelum, il piccolo negozio che propone dolci e marmellate elaborati dalle monache dei conventi di clausura di tutta Spagna. Nel sottosuolo, antiche terme romane, si trova un’intima caffetteria, illuminata con candele e luci tenui, che proporziona l’atmosfera giusta per degustare la prelibata pasticceria.

Se invece mi prende la malinconia di casa mi dirigo verso il quartiere di Gràcia. Affacciato su una delle piazze caratteristiche di questo vivace quartiere si trova il Nabucco Tiramisù, un confortevole localino  fondato da un italiano che, come suggerisce il nome, ama la musica lirica ed il tiramisu e dove a un ottimo cappuccino si accompagnano squisite fette di torte appena sfornate. Favolose le crostate di frutta e la tenerina di cioccolato.

E mi fermo qui. Quanti luoghi del cuore ancora da raccontare, quanti segreti ancora da scoprire. I “grandi vecchi” avevano ragione.

Angela Barusi
Angela Barusi

Museologa di formazione, promuove il patrimonio agroalimentare attraverso Forma Libera. Gastronoma appassionata, racconta di cibi e persone conosciuti tra Francia, Italia e Spagna